CENTRO DI RICERCA PER LO STUDIO DEL PENSIERO MERIDIONALISTICO

Sulle orme del lungo Ottocento meridionale

Benevento

La storia

Benevento è la più importante città del Sannio. Essa sorge in una ampia valle, ai piedi della catena appenninica del Taburno e del Matese, alla confluenza dei fiumi Sabato e Calore. Il suo toponimo originario, Maluenta o Maluentum, disvela un’origine arcaica, risalente di sicuro al periodo preromano, collocabile tra l’VIII e il VII secolo a.C.

Ma la storia di Maloenta cominciò con le guerre sannitiche contro i Romani, a cui i fieri e combattivi Sanniti, popolazione derivata da una costola dei Sabini, inflissero nel 321 a.C. una delle più umilianti sconfitte militari, più nota con l’appellativo di “Battaglia delle Forche Caudine”. Da questo episodio i Romani, che nel frattempo riuscirono a sottomettere i Sanniti al dominio di Roma, modificarono il toponimo Maloentum nella forma Maleventum (maloeventum, cattivo evento), a memoria di quel nefasto episodio. Nel 275 a.C. il Senato Romano deliberò di cambiare nuovamente Maleventum in Beneventum, dopo che le legioni del console Mario Curio Dentato ebbero sconfitto l’esercito di Pirro, re dell’Epiro. La colonia romana di Beneventum fiorì notevolmente anche grazie al fatto di essere attraversata dalla più importante strada consolare romana: la via Appia.

Dopo lo splendore dell’età romana e durante il periodo delle invasioni barbariche, Benevento conobbe un lento declino, a cominciare dal IV secolo d.C., quando fu devastata da un terremoto e divenne oggetto di contesa nella guerra tra i Goti e i Greci di Bisanzio. Intorno al 571 fu conquistata dai Longobardi, che ricostruirono le mura della città e la elevarono a capitale del Ducato, poi Principato di Benevento. A Benevento si organizzano periodicamente rievocazioni storiche in costume medievale del tempo del Ducato e Principato Longobardo, grazie ad una associazione culturale locale. (https://www.beneventolongobarda.it/benevento-longobarda/)

Dopo la lunga esperienza longobarda, la conquista normanna del sud Italia, provocò la nascita di una enclave pontificia in seno al costituendo Regno di Napoli. Infatti, il trattato di pace fra il Papa Niccolò II e Roberto il Guiscardo del 1059, istituì a Benevento un dominio diretto del Pontefice Romano, che governava la città per mezzo di una Rettoria e di un Consiglio di giudici e popolo. Nacque così uno stato nello stato – una sorta di “Avignone” del Regno di Napoli – che perdurò, con alterne vicende, per ben otto secoli, estinguendosi solo nel 1861 con l’unità d’Italia.

Già i moti carbonari del 1820 e poi le spinte neoguelfe e mazziniane degli anni successivi, sfociarono nel 1861 nella formazione di comitati liberali locali, che inneggiarono alla annessione di Benevento al Regno d’Italia e alla impresa di Garibaldi. Il 3 settembre del 1861, infatti, i garibaldini entrarono a Benevento senza spargimento di sangue e costrinsero la guarnigione pontificia e l’ultimo delegato apostolico, monsignor Odoardo Agnelli, a lasciare il governo cittadino a Salvatore Rampone, delegato del Dittatore Giuseppe Garibaldi. Il 21 ottobre dello stesso anno fu poi sancita ufficialmente, dopo un plebiscito, l’annessione di Benevento al Regno d’Italia. Con l’unità fu quindi ridisegnata la cartina politica delle provincie meridionali e Benevento, dopo una accesa querelle parlamentare e alcuni dissapori sulla estensione data alla nuova circoscrizione, divenne capoluogo della omonima Provincia.

Il teatro romano

Il teatro fu costruito sotto l’imperatore Adriano e completato sotto Caracalla, con i suoi ventimila posti a sedere dimostra quanto sia stata grandiosa la dimensione della città, specialmente dopo l’apertura della cosiddetta Appia traianea, che collegava Benevento direttamente a Brindisi. Sono ben visibili i resti della cavea, delle arcate del primo ordine di gradinate e delle tre classiche porte della scena.

L’arco di Traiano

L’arco trionfale, che è uno degli archi trionfali romani meglio conservati al mondo, celebra le virtù dell’imperatore Traiano, sotto il cui governo l’impero raggiunse la sua massima espansione, e segna anche il passaggio dell’Appia traianea, che dopo aver superato il fiume Sabato, attraverso il Ponte Leproso – detto così per via di un lebbrosario di epoca medievale che sorgeva nelle vicinanze -, si immetteva nel circuito cittadino.

La Chiesa e il convento di Santa Sofia

Uno dei luoghi che maggiormente ricorda il retaggio longobardo di Benevento, oltre alle mura cittadine, è la Chiesa e Convento benedettino di Santa Sofia, fondata da Arechi II, principe longobardo dell’VIII secolo, che divenne uno dei più prestigiosi centri spirituali e culturali del sud Italia.

È il più antico plesso religioso della città, costruito in puro stile bizantino e con molti riusi di età classica. Dalle modeste proporzioni, il tempio si presenta nell’originaria pianta greca, ma evidenti sono le alterazioni che ha subito nel corso dei tanti secoli, specialmente dopo i danni del terremoto del 1688, che sconvolse tutto il Sannio.

Il Duomo

Anche il Duomo, pesantemente danneggiato dai bombardamenti alleati del 1943, fu realizzato al tempo dei Longobardi, ma venne ristrutturato nel XII secolo in stile romanico, che è particolarmente evidente nelle formelle della bellissima porta bronzea centrale – purtroppo in gran parte danneggiata – raffiguranti scene del Nuovo Testamento e definite a ragione “il maggior poema sacro dell’arte romanica del Mezzogiorno d’Italia” (Adolfo Venturi, Storia dell’arte italiana).

La Rocca dei Rettori

Se l’antica residenza dei principi longobardi, il Sacrum Palatium, non esiste più, quella dei Governatori pontifici, la cosiddetta Rocca dei Rettori, è invece un monumento dei più rappresentativi della città, attuale sede della Provincia, al suo interno è allestita la mostra permanente “Uomini eccellenti. Tracce del Risorgimento beneventano”.

(http://www.eptbenevento.it/cultura/Monumenti/Rocca%20dei%20Rettori/55.html)

Interessante è lo stile composito della Rocca, frutto di stratificazioni accumulate nei secoli, che vanno dalle caratteristiche bifore ogivali, i beccatelli e i barbacani del torrione medioevale, sino ad elementi neoclassici settecenteschi all’interno del cortile del palazzo. Molti governatori furono eminenti personaggi del Cinquecento, come Giovanni Borgia, duca di Gandía e di Benevento, figlio del papa Alessandro VI, Traiano Boccalini, celebre letterato del manierismo cinquecentesco, Ferrante d’Avalos, marchese di Pescara, marito della celebre Vittoria Colonna, e persino Monsignor della Casa, autore del famoso Galateo.

Gli edifici civili

Oltre alla Rocca, tra gli edifici civili spiccano numerosi palazzi storici, di cui è particolarmente costellato il corso principale (Corso Garibaldi, già Strada Magistrale), come il Palazzo Magistrale, costruito sotto il pontificato di Paolo V Borghese, su progetto di Giovanni Fontana, e destinato sin dalla fondazione a sede dell’amministrazione locale; il palazzo Andreotti Leo (già Rotondi), dal bellissimo portale tardobarocco, attribuito all’architetto Giovan Battista Nauclerio, in cui nel 1880 nacque il medico e santo Giuseppe Moscati; il settecentesco palazzo Collenea Isernia (già Cossa), dalle eleganti forme neoclassiche, opera dell’architetto vanvitelliano Gaetano Barba; il palazzo Terragnoli, su progetto del Raguzzini del 1767, che è sede della Biblioteca provinciale del Sannio “AntonioMellusi”; il settecentesco palazzo dell’Arcivescovo Pacca, sede dell’Archivio di Stato; il palazzo Mosti, della casata veneziana Da Mosto, naturalizzata nel patriziato beneventano, che è sede dell’attuale Municipio di Benevento; infine, il grandioso Collegio dei Gesuiti (già palazzo de Gennaro), ricostruito nel ‘700 e rimaneggiato nei primi del ‘900, che attualmente ospita i corsi di ingegneria dell’Università del Sannio.

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