CENTRO DI RICERCA PER LO STUDIO DEL PENSIERO MERIDIONALISTICO

Sulle orme del lungo Ottocento meridionale

Campolattaro

La storia

In posizione dominante sulla riva destra del fiume Tammaro, l’antico “Castrum Campilactari”, pur essendo accertata nella zona la presenza di insediamenti umani sin dall’epoca preromana, presenta la consueta forma del comune di origine medievale, che si sviluppa concentricamente attorno al suo castello.

Il territorio fu probabilmente popolato dai liguri apuani, che furono deportati in epoca romana repubblicana, ma per le prime testimonianze della nascita del paese bisogna giungere al XII secolo, in epoca Normanna, quando esso apparteneva ai conti di Ariano, Ruggiero e Rainulfo, che lo amministravano tramite un loro suffeudatario, Goffredo di Montefusco, conte di Buonalbergo.

Campolattaro dopo essere stata degli Adenulfo e dei Monforte, in età angioina, divenne feudo dei de Capua in epoca aragonese (1445), che ne ottennero il titolo di marchesi nel 1589 durante il viceregno spagnolo. Anche Campolattaro, come molti centri del meridione, fu flagellata dal morbo della peste nel 1656, che mieté molte vittime, poi dalla carestia del 1763 e infine dall’epidemia di colera nel 1837. Particolarmente colpita anche da terremoti che ne hanno sempre mutato la composizione urbanistica e le architetture durante il corso dei secoli.

Con l’avvento dell’unità italiana, Campolattaro fu distaccata da Campobasso e aggregata alla provincia di Benevento. Come in altri centri del Sannio, anche qui si visse in maniera cruenta il fenomeno del brigantaggio ed il passaggio all’Italia unita. L’8 e il 9 agosto del 1861, infatti, si ricordano per l’insurrezione del paese, fomentata dalle bande dei briganti filoborbonici, che imperversavano in quasi tutti i centri limitrofi e che trovavano rifugio tra i confinanti monti del Matese. Da Pontelandolfo l’insurrezione filoborbonica si propagò nella vicina Campolattaro, dove gli animi dei filoborbonici erano già accesi. Furono assaltate le case dei possidenti più in vista, tra cui quella del giudice De Agostini, assaltato e saccheggiato il castello.

Il castello

Il castello è a pianta rettangolare, con torre quadrata, e risale all’epoca normanna, ma probabilmente rimaneggiato in età aragonese. Oggi è di proprietà privata della famiglia De Agostini, ma è visitabile su prenotazione (Al suo fianco vi è la cappella di San Martino, ricostruita dai marchesi Blanch nel XVII secolo, fu riconsacrata nel 1817 dal cardinale sannita Vincenzo Maria Orsini, futuro Papa Benedetto XIII.

(https://www.facebook.com/www.gerardociannella.it/ per visitare il castello e conoscere gli eventi organizzati al suo interno)

L’oasi WWF

Di grande fascino è il vicino lago artificiale di Campolattaro, alimentato dal fiume Tammaro e chiuso in un lato da una imponente diga, costruita negli anni ’80 e terminata nel 1993. Dal 2003 è una oasi WWF, compresa in un’area di circa 1000 ettari, tra i comuni di Campolattaro e Morcone, che preserva al suo interno una notevole varietà di specie faunistiche e vegetali. Con la nascita del lago, si sono sviluppati sport acquatici, tra cui molto praticati sono la canoa e il canottaggio.

La stazione ferroviaria

Da pochissimo è stata riaperta la stazione ferroviaria di Campolattaro da cui passa il treno turistico Sannio Express, che porta i turisti a scoprire i luoghi più suggestivi e inediti del Sannio (linea Salerno-Benevento-Campobasso).

(http://www.ferrovie.it/portale/articoli/7448)

Campolattaro e le sue tradizioni

Gli abitanti di Campolattaro mostrano un particolare attaccamento alle loro radici nel proseguire e difendere i lavori artigianali della tradizione, tra cui la lavorazione del cuoio, del ferro, del legno e dell’intreccio dei cesti di vimini, oltre che a valorizzare la cucina tipica sannita. Tra le feste della tradizione religiosa si ripete ogni anno, l’ultima domenica di agosto, con la rappresentazione del dramma dei cosiddetti “Diavoli di Campolattaro”, commemora il martirio dei Santi Placido e Benedetto.

(http://www.campolattaro.eu)

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